Principio e fine – Naghib Mahfuz « جريدة الجمهورية والعالم

Principio e fine – Naghib Mahfuz

الإثنين, نوفمبر 2nd, 2015

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All’interno del contesto di rivolta sociale e di orgoglio nazionalista risvegliatosi negli animi dei cittadini egiziani che con tutto il cuore desiderano ottenere l’indipendenza dalla corona inglese, Naghib Mahfuz ambienta la vicenda che narra la quotidianità di una famiglia costretta a lottare contro la povertà e il pregiudizio sociale

La famiglia è composta da un padre che viene a mancare già nelle prime pagine, una madre e quattro figli. La vicenda si costruisce attorno ad una perenne ricerca, da parte di ciascun personaggio, di una stabilità, sia essa psicologica, economica e sociale; continuamente i personaggi sacrificano parte di se stessi, dei loro beni, della loro salute fisica e della loro integrità morale con lo scopo di essere accolti nell’alta società ma ottenendo soltanto una completa distruzione psicologica che li porterà alla fine del romanzo ad ammettere di essere finiti.
Ogni personaggio indossa una maschera e ciò permettere all’autore di raccogliere all’interno di un’unica famiglia tutte le sfaccettature di una società dell’apparenza, che cura le ferite dei cittadini crocifiggendoli per ogni azione considerata inopportuna da un sistema che si nutre di Bidaya_wa_Nihaya_Posterpregiudizio e che non è in grado di garantire, malgrado il diritto naturale, l’uguaglianza dei cittadini.
La madre, di cui non si dice il nome, rappresenta la forza interiore che scopriamo parte del nostro carattere nel momento in cui ci troviamo preda di sofferenze, è la combattente per eccellenza che fa il possibile per sollevare la famiglia dalla disgrazie in cui si è vista improvvisamente scivolare.
Hasan è il figlio maggiore, quello che per definizione dovrebbe fare le veci del padre, ma che nel concreto è ancora più assente e conduce una vita da scapestrato; dedito ai piaceri della vita, si trova coinvolto in un traffico di droga e in un mondo di violenze che gli assicurano la condanna da parte di tutta la famiglia e dell’intera società.
Nafisa è l’emblema di quella personalità bipolare forgiata da una società che fonda il proprio giudizio su un criterio meramente estetico, la sua non bellezza la conduce ad essere vittima e dunque ad essere rinnegata e vedersi chiudere una dopo l’altra ogni possibilità di essere moglie e madre, questo dolore e questa sofferenza per un destino che le è stato imposto la rendono, nonostante tutto, il personaggio più vitale e auto ironico del romanzo, lo stesso personaggio che si trova da un certo punto in poi a consegnarsi in modo quasi volontario al mondo della prostituzione pur mantenendo sul viso  tratti di innocenza e bontà; Nafisa sacrifica la sua integrità per ottenere una momentanea sensazione di piacere che puntualmente si trasforma in rimprovero verso se stessa e la società che la costringe alla solitudine.
Husayn rappresenta la razionalità e l’accondiscendenza, è forse l’unico personaggio ad accettare la propria condizione e a condurre tutto sommato una vita serena e rispettabile.
Infine, Hasanayn, il figlio più giovane, rappresenta l’umana ambizione a desiderare sempre più, a puntare sempre più in alto, è l’unico che frequenta gli studi universitari e l’unico che potrebbe garantirsi un futuro prestigioso, ma è continuamente tormentato da un passato poco dignitoso e da una famiglia che lo costringe a rimanere con i piedi per terra e che a causa dei continui scandali sociali di cui si fa protagonista gli pregiudica la scalata sociale che aveva egoisticamente disegnato per se stesso a costo di sacrificare quella dei fratelli.

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L’autore esegue una perfetta descrizione dello sviluppo psicologico dei personaggi, l’iniziale scoramento, la speranza che a tratti regala momenti di luce all’interno dell’assoluta oscurità degli stati d’animo e la finale sconfitta del comune piano di rivalsa: con quale pretesto una famiglia responsabile di aver creato delle realtà così profondamente complicate nonché del tutto inaccettabili può prendersi il privilegio di desiderare un futuro migliore?
I personaggi sono allo stesso tempo colpevoli e vittime, i loro comportamenti potrebbero essere giustificati ma il finale mostra attraverso una cruda disillusione, l’inesorabilità della punizione che la società deve imporre su chi sbaglia, non c’è recupero, non c’è una seconda possibilità, la vita è una sola ed è giusto che chi si macchia di una colpa debba pagare. Nafisa si suicida quando si trova costretta a dover scegliere di levarsi una delle due maschere, quando si rende conto di non avere più alcun diritto di appartenere a quella società, quando si spoglia pubblicamente di quel velo che le aveva permesso di sentirsi, seppure solo per qualche momento, una ragazza apprezzata e bella come lo erano tutte le altre. Hasanayn si suicida quando tocca con mano la concretezza e la reale consistenza del degrado della propria famiglia, ma soprattutto quando scopre di essere lui stesso il peggiore e il più egoista dei figli.

Il romanzo è un’aspra critica alla società, ma non all’uomo in cui Mahfuz sembra riporre qualche speranza dal momento che è vittima del processo autodistruttivo ed esasperante e dunque protagonista del circolo vizioso del degrado a cui la società stessa porta.

Marwa Ghonim

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